lunedì 11 settembre 2017

IL DENARO NELLE RELAZIONI AFFETTIVE

Quanti di noi sperimentano la sensazione di non poter ottenere ciò che desiderano. Il senso di impotenza, applicato al denaro, si traduce nella convinzione di non riuscire a fare soldi o che sia molto difficile ottenerli. Così difficile da ritenere che non valga la pena attivarsi per ottenere maggiori entrate.
Come ti sentiresti all’idea di 15.000 euro in più sul tuo conto?
Per alcune persone è una cifra talmente enorme dal dissuaderle dal compiere azioni concrete per ottenerla.
Dal punto di vista psicologico questo senso di fatica nel fare soldi può essere dovuto a un’abitudine che abbiamo appreso da bambini.
Infatti se durante l’infanzia siamo stati premiati principalmente per le cose spiacevoli, o dopo sacrifici, si  acquisisce la convinzione di dover faticare prima di ricevere un premio.
 Un classico esempio è quello del bambino che ha il permesso dai genitori di uscire fuori a giocare con gli amici solo se prima ha svolto tutti i compiti.

Può apparire strano ma questa convinzione, se non resa cosciente, può continuare ad agire fino all'età adulta e, in alcuni casi, per tutta la vita.
Prima di permetterti di ricevere i soldi (il premio) devi soffrire, portando a termine compiti spiacevoli.

 Ci si obbliga così  a lavori  che non corrispondono ai propri gusti e spiacevoli per sé. Lavori che non corrispondono alla propria vocazione, e ai propri talenti, e che non rendono felici.
A causa di questa dinamica, molte persone non vivono di ciò che fa battere loro il cuore, di ciò che da un senso alla propria vita, di ciò che riempie di entusiasmo le giornate.
Si possono generare situazioni in cui si lavora solo per percepire uno stipendio, oppure, siccome ci si sta occupando delle proprie passioni, ci si fa pagare poco, con la scusa che ci si  diverte.
Entrambe queste situazioni sono frutto dello stesso principio: premiarsi solo per cose spiacevoli.
Ad aggravare ulteriormente la situazione, scatta il pensiero che se per guadagnare più soldi si deve fare tanta fatica, e si deve limitare la libertà, allora  si preferisce rimanere liberi piuttosto che diventare ricchi. Si percepisce inoltre di non avere abbastanza tempo e di non avere abbastanza risorse ed energie per incrementare le entrate. In questo modo entrano in conflitto anche i valori di libertà e ricchezza. 
 In realtà dovrebbe essere al contrario, ovvero più si è ricchi più si aumenta la libertà.
Non si concepisce nemmeno la possibilità che si possa godere nello svolgere il proprio lavoro ed essere, al contempo, adeguatamente appagati economicamenteSecondo questa concezione il lavoro diventa un'espressione dell' identità profonda dell'individuo e del progetto di vita del sé profondo.
Tornando all'infanzia, se quando i nostri genitori erano assenti, per farsi perdonare l’assenza, ci portavano dei regali, potremmo aver interiorizzato un’associazione tra l’amore dei nostri genitori e i regali materiali.
Questo può avere conseguenze diverse nella vita adulta.  Si potrebbe essere attratti solo da persone che fanno regali, e quindi essere facilmente manipolabili, oppure si potrebbe non percepire l'amore di qualcuno a meno che non lo manifesti attraverso doni materiali. 
In ultima analisi,  ci si impedisce di fare più soldi dei genitori in modo da poter ricevere sempre regali da questi ( secondo la convinzione introiettata amore=regali materiali). 
Tutto ciò fa si che si mantenga da adulti un reddito economico medio/basso,  al di sotto delle reali  potenzialità,  non permettendosi di superare lo stipendio percepito dai genitori. 
Da adulti, piuttosto che essere ciecamente influenzati da dinamiche infantili, è importante divenire genitori di se stessi: essere padre e madre di se stessi. Ciò vuol dire anche rendersi responsabili anche del conto in banca che si ha (e smetterla di additare la crisi, o i politici corrotti o tutti i colpevoli di turno). 
Iniziati a dare tutta l'accettazione del principio materno e metti a frutto la capacità realizzativa del principio paterno...


Per ricchezza nell'articolo non si intende necessariamente avere tantissimi soldi. La ricchezza e l’abbondanza sono prima di tutto uno stato di coscienza. Inoltre il senso di ricchezza è legato all'essere soggettivamente soddisfatti rispetto al proprio conto in banca, dunque un qualcosa di personale che varia da soggetto a soggetto.





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