giovedì 20 aprile 2017

SULL’AVIDITÀ E SULL’INVIDIA


L’avidità è un desiderio smodato che coinvolge, a differenza di come si potrebbe pensare immediatamente, non solo i soldi, ma anche i rapporti affettivi, amorosi, amicali, tra colleghi, il lavoro, l’aspetto fisico e qualsiasi aspetto di vita.
All'inizio, quando eravamo piccoli, riguardava prevalentemente il rapporto con i genitori. Da grandi l’avidità si riversa in tutti gli aspetti di vita impedendoci di goderne pienamente.
L’avidità è uno dei veleni che l’uomo deve imparare a riconoscere come propri. Non riguarda solo gli altri e quelli che ci procurano fastidio: il vicino di casa antipatico, il genitore odiato e il capo intransigente  ma bisogna riconoscerla prima di tutto dentro di sé.
Lo schema mentale che abitualmente occupa la nostra vita è che siamo tutti
brave persone dato che non rubiamo, non uccidiamo e non facciamo azioni eclatanti contro il prossimo. 
Ci riteniamo sempre dalla parte del giusto, sono gli altri a sbagliare e a compiere azioni offensive ai danni nostri.
Invece l'avidità si manifesta quotidianamente nella vita di tutti, anche in coloro che sono comunemente definite, e si autodefiniscono, brave persone. 
Chiaramente ci sono esempi di avidità estrema che si sono conclamati nell'arco della storia, negli scenari politici ed economici (non voglio qui occuparmi di questo, queste forme sono più palesi e  riconoscibili).
L’avidità  è un veleno che si insinua sottilmente nella vita di tutti, di cui tutti, in modo più o meno maggiore, si nutrono. 
 In qualsiasi situazione cerchiamo di salvare la faccia, anche se solo con noi stessi, e risulta sempre troppo difficile ammettere che anche noi non siamo perfetti. 
Tuttavia pensare di essere sempre nel giusto, di avere sempre ragione ha il suo prezzo:
  vuoi essere felice o avere ragione?
Quante volte manipoli le persone attorno a te per ricavare attenzioni? 
Quante volte ledi il libero arbitrio altrui interferendo nella vita degli altri perché pensi di sapere cosa sia meglio per i tuoi cari?
 Quante volte costringi sottilmente, attraverso la paura, l’altro a fare ciò che il  ritieni giusto esclusivamente per il tuo ego e non lasci che la vita fluisca nella naturalezza? 
L’avido è colui che non sopporta la pienezza della gioia, non si sente mai appagato dei risultati raggiunti. 
Tende sempre a lamentarsi e non è mai nulla abbastanza: "è colpa della crisi,  dei politici, dei genitori che non mi hanno amato come volevo io da piccolo ecc..”
 L’avido è colui che tra la gioia autentica e il piacere malsano sceglie quest’ultimo. 
Il piacere malsano infatti è sempre a portata di mano mentre la gioia bisogna costruirsela rimboccandosi le maniche ogni giorno.
Uno dei prodotti dell’avidità è l’invidia. 
"Sono gli altri ad avere tutto, a possedere la pienezza che io non ho. L’altro ha un lavoro ben pagato e gratificante mentre io guadagno poco e faccio un lavoro che non mi piace. L’altro ha una relazione appagante e io non riesco a trovare l’amore, l’altro ha un bell'aspetto mentre io sono più brutto/a."
Ovviamente è sempre possibile, ragionando così, vedere ciò che a noi manca e che invece l’altro ha. 
In un circolo vizioso di mancanza senza fine che alla fine ci ingoia.
 L’altro, che si suppone sia nel pieno, rende più acuta la propria mancanza. 
Si sceglie di distruggere l’altro attraverso il pettegolezzo, il giudizio, la critica distruttiva, la congiura, la calunnia fino ad arrivare ad atti più estremi.
L’Avido non è mai contento di chi è né di cosa possiede. 
Non è centrato su di sè ma è impegnato in confronti divenuti automatici. (La libertà di non giudicare).
E' necessario entrare nel vuoto e attraversarlo.
Finché il vuoto viene evitato, non può esserci nessun pieno. Il vuoto significa  entrare nel dolore, accoglierlo e infine attraversarlo.
Solo così ci sarà un un nuovo pieno nella vostra vita. Un nuovo pieno di amore, di persone interessanti, di soldi in più, relazioni più appaganti.
E voi, in quali situazioni vi comportate in maniera avida? E in quali situazioni esperite invidia verso gli altri? 
Perché, diciamoci la verità, questi due "peccati" riguardano tutti.

Arfanotti
Esaminatevi con la lucidità di un chirurgo e il cuore pieno di compassione per voi stessi.
Un discorso che porta a un vissuto totalmente differente è l’ammirazione. L’ammirazione, quella autentica, ci fa stare meglio. 
Scorgere una qualità positiva e bella nel prossimo ci fa rilassare.
Ammirare in qualcuno una capacità, sentire dentro di noi la bellezza di quanto riusciamo a percepire nell'altro, ci rende più disponibili ad acquisire in futuro quella stessa qualità, che magari ora non abbiamo, ma che siamo già capaci di riconoscere nelle altre persone. 
L'ammirazione per una persona e una qualità ci rende già in potenza simili ad essa.


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